PPA in pratica: guida completa per stipulare un Power Purchase Agreement in Italia

In un contesto energetico sempre più instabile, segnato da tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi del gas e obiettivi di decarbonizzazione sempre più stringenti, il Power Purchase Agreement si è affermato come uno degli strumenti più efficaci per chi vuole pianificare i propri costi energetici nel medio-lungo termine.

Se hai già letto la nostra introduzione al tema, sai già cosa si intende per PPA, quali sono le sue tipologie principali e quali vantaggi offre in linea generale. Questo articolo è il passo successivo: entra nel merito pratico, risponde alle domande che si fa davvero chi deve valutare un contratto PPA per la propria azienda o ente e racconta lo stato del mercato italiano.

Cosa troverai qui: chi può sottoscrivere un PPA, come funziona il processo di stipula dalla prima analisi alla firma, come si calcola il prezzo, le differenze tra PPA fisico e finanziario, il quadro specifico per la Pubblica Amministrazione, e una panoramica sul mercato italiano. Con un focus concreto: quello di InEnergy, che ha già sottoscritto il suo primo accordo PPA e continua a sviluppare questa attività.

Chi può sottoscrivere un PPA?

La risposta breve è: quasi chiunque abbia un consumo energetico significativo e una certa stabilità previsionale sui propri fabbisogni. Ma vale la pena essere più precisi.

Le grandi aziende sono state le prime ad adottare i corporate PPA su larga scala. Si tratta di imprese con consumi annui nell’ordine dei gigawattora, capaci di assorbire tutta o gran parte della produzione di un impianto rinnovabile dedicato. Per queste realtà il PPA non è solo uno strumento di risparmio: è parte integrante della strategia ESG e degli impegni di neutralità climatica verso stakeholder e investitori.

Le piccole e medie imprese hanno avuto accesso ai PPA più tardi, principalmente attraverso due canali: i cosiddetti sleeved PPA, in cui un intermediario come InEnergy si inserisce tra produttore e acquirente gestendo i flussi, oppure tramite aggregazioni d’acquisto che mettono insieme più PMI per raggiungere volumi sufficienti a rendere l’accordo conveniente per il produttore.

La Pubblica Amministrazione rappresenta oggi uno dei segmenti con le maggiori potenzialità di crescita per i PPA in Italia. Comuni, ospedali, università, enti locali e società pubbliche hanno consumi stabili e prevedibili, una caratteristica ideale per un contratto a lungo termine e sono soggetti a obiettivi di decarbonizzazione definiti per legge.

I consorzi e le comunità energetiche sono un’altra forma emergente di acquirente collettivo: soggetti aggregati che, mettendo insieme i propri profili di consumo, riescono ad accedere a condizioni contrattuali altrimenti riservate ai grandi player.

Come si stipula un contratto PPA: il processo step by step

Questa è la domanda che chi si avvicina al tema pone più spesso. Il processo ha una logica precisa e si articola in fasi ben distinte. Conoscerle permette di affrontarlo con la giusta preparazione e di evitare errori costosi.

1. Analisi dei consumi e definizione del fabbisogno

Tutto parte da un’analisi approfondita del profilo di consumo dell’acquirente: quanta energia consuma ogni anno, come si distribuisce nel corso delle ore e delle stagioni, quali sono le punte e i valori minimi. Questo dato è fondamentale perché il PPA verrà dimensionato su quella curva di consumo. Un impianto sovradimensionato produce surplus difficile da gestire; uno sottodimensionato lascia scoperta una parte del fabbisogno che dovrà essere coperta a mercato.

2. Identificazione del produttore e ruolo dell’offtaker

In un PPA fisico diretto, l’acquirente, tecnicamente chiamato offtaker, si mette in contatto con il produttore dell’impianto rinnovabile o con un soggetto che sviluppa impianti su misura. L’offtaker è chi si impegna ad acquistare l’energia prodotta: è la sua garanzia di acquisto a rendere possibile il finanziamento dell’impianto stesso.

In un PPA sleeved o intermediato, il ruolo dell’offtaker viene assunto o facilitato da un intermediario energetico (come InEnergy) che gestisce i contratti con il produttore da un lato e con l’acquirente finale dall’altro, garantendo la continuità della fornitura anche nei momenti in cui la produzione rinnovabile non copre interamente il fabbisogno.

3. Negoziazione dei termini

Una volta identificati i partner, si entra nella fase negoziale. I parametri principali da definire sono:

  • Durata del contratto: tipicamente tra 5 e 20 anni. Contratti più lunghi offrono maggiore stabilità di prezzo ma meno flessibilità.
  • Prezzo dell’energia: fisso per tutta la durata, indicizzato a un parametro di mercato, o una combinazione delle due.
  • Volume: quantità annua di energia da acquistare, con eventuale clausola take-or-pay o di flessibilità.
  • Tipologia di impianto: solare, eolico, idroelettrico, o mix di fonti.
  • Garanzie di origine (GO): la certificazione che attesta la provenienza rinnovabile dell’energia, rilasciata dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici).

4. Due diligence e aspetti legali

Prima della firma, sia il produttore che l’acquirente conducono una verifica tecnica e legale. Per il produttore si tratta di verificare la solidità finanziaria dell’offtaker. Per l’acquirente, di valutare la qualità dell’impianto, le autorizzazioni, le garanzie sul funzionamento e la bancabilità del progetto. Il contratto PPA è giuridicamente un contratto atipico di fornitura a lungo termine: non esiste un modello standard obbligatorio per legge, ma la prassi di mercato ha definito clausole consolidate.

5. Firma e attivazione

Una volta concordati tutti i termini, il contratto entra in vigore. Per i PPA fisici off-site o sleeved, l’attivazione richiede anche le pratiche di connessione alla rete e la comunicazione ad ARERA e al gestore di rete. I tempi variano: da poche settimane per un PPA su impianto esistente, a diversi mesi se l’impianto deve ancora essere costruito.

6. Monitoraggio e rendicontazione

Un PPA attivo richiede una gestione continuativa: monitoraggio della produzione dell’impianto, riconciliazione dei volumi consumati con quelli prodotti, gestione delle garanzie di origine, reportistica periodica per gli obiettivi ESG. Molti intermediari offrono questo servizio come parte integrante dell’accordo.

Come si calcola il prezzo di un PPA?

Il prezzo di un contratto PPA non segue un listino fisso: è il risultato di una negoziazione che tiene conto di molte variabili. Capire la logica di calcolo aiuta a valutare se l’offerta ricevuta è competitiva e a negoziare con maggiore consapevolezza.

  • La durata del contratto. Un PPA più lungo permette al produttore di ammortizzare i costi di costruzione e finanziamento su un orizzonte temporale maggiore, quindi offre in genere un prezzo per kWh più basso. Un contratto a 10 anni sarà tipicamente più conveniente di uno a 5, a parità di altre condizioni.
  • La tipologia e la localizzazione dell’impianto. Un impianto fotovoltaico in una zona ad alta irradiazione solare (Sud Italia) produrrà più energia e a costo inferiore rispetto a un impianto alpino. Tutti questi fattori si riflettono nel prezzo finale.
  • Il profilo di consumo dell’acquirente. Un’azienda che consuma energia prevalentemente di giorno, in coincidenza con la produzione fotovoltaica, è un offtaker ideale per un impianto solare. Un profilo di consumo notturno o discontinuo è più complesso da gestire e può incidere sul prezzo.
  • Il riferimento al mercato spot. In periodi di alta volatilità, un prezzo fisso da PPA può essere significativamente più conveniente del mercato spot nel medio-lungo periodo, proprio perché protegge dall’incertezza.
  • La struttura del prezzo. Esistono PPA a prezzo fisso, PPA con prezzo indicizzato a un indice di mercato, e strutture ibride con un corridoio di prezzo minimo e massimo (floor e cap). Per molte imprese e PA che cercano prevedibilità dei costi, il prezzo fisso rimane la soluzione più apprezzata.

Non è possibile dare una cifra di riferimento universale per il costo di un PPA: i prezzi variano considerevolmente in base a tutti i parametri sopra citati. La cosa più utile è affidarsi a un intermediario con esperienza che conosca il mercato e possa costruire un’offerta calibrata sul profilo specifico dell’acquirente.

Il prezzo di un contratto PPA non segue un listino fisso: è il risultato di una negoziazione che tiene conto di molte variabili.

PPA finanziario e PPA virtuale: le differenze che contano

In un PPA fisico, l’acquirente riceve effettivamente l’energia prodotta dall’impianto rinnovabile direttamente sul sito (on-site) o attraverso la rete pubblica (off-site). C’è un flusso reale di kilowattora.

In un PPA finanziario o virtuale, invece, non c’è questo flusso fisico diretto. L’acquirente continua ad approvvigionarsi di energia sul mercato libero come fa normalmente. Parallelamente, stipula un contratto finanziario con il produttore basato su un prezzo di riferimento fisso (strike price). Se il prezzo di mercato supera lo strike price, il produttore paga la differenza all’acquirente; se scende sotto, è l’acquirente a pagare la differenza al produttore, garantendogli un ricavo minimo.

Quando conviene il PPA virtuale? È la soluzione ideale per aziende che operano in mercati energetici regolamentati o che non possono ricevere fisicamente l’energia da un impianto specifico. È molto usato nelle grandi corporate con sedi distribuite geograficamente.

Il rischio di base (basis risk). Un aspetto da non sottovalutare nei PPA finanziari è la differenza tra il prezzo di mercato nel nodo di connessione dell’impianto e il prezzo nel punto in cui l’acquirente acquista effettivamente l’energia. Se questi due prezzi divergono significativamente, cosa che può succedere in mercati con congestioni di rete, la copertura finanziaria del PPA perde efficacia. È un rischio da gestire con attenzione nella fase di strutturazione del contratto.

Il PPA per la Pubblica Amministrazione

La Pubblica Amministrazione italiana ha un enorme potenziale come acquirente di PPA e un obbligo crescente di muoversi in questa direzione.

Perché la PA è un acquirente ideale. Gli enti pubblici hanno consumi energetici prevedibili e stabili su base annua: illuminazione pubblica, edifici comunali, ospedali, scuole, università. Questa prevedibilità è esattamente ciò che rende un offtaker attraente per un produttore di rinnovabili, che può pianificare il ritorno sul proprio investimento con maggiore certezza.

Il quadro normativo. Il Decreto Legislativo 199/202, che ha recepito la Direttiva RED II sull’energia rinnovabile, ha introdotto e rafforzato gli strumenti per favorire gli acquisti di energia rinnovabile da parte della PA. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) fissa obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni, ai quali gli enti pubblici devono contribuire. Il PPA si inserisce anche nel quadro del nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023): deve essere strutturato rispettando le procedure di evidenza pubblica, aggiungendo un livello di complessità gestibile con l’intermediazione giusta.

Chi rientra nel perimetro della PA per i PPA. I soggetti che già utilizzano o stanno valutando i PPA includono: comuni di medie e grandi dimensioni, ospedali e aziende sanitarie, università e istituti di ricerca, società pubbliche che gestiscono infrastrutture (trasporti, acquedotti, rifiuti), enti previdenziali e amministrazioni centrali.

Per una PA che deve rispettare obiettivi di decarbonizzazione e al tempo stesso contenere la spesa energetica in un contesto di prezzi volatili, il PPA offre esattamente la combinazione che serve: energia certificata rinnovabile, prezzo stabile su orizzonte pluriennale, reportistica ESG pronta per i bilanci di sostenibilità.

I PPA in Italia: stato dell’arte

Il mercato italiano dei PPA è in forte crescita, ma parte da una posizione di ritardo rispetto ai paesi del Nord Europa, dove la cultura dei contratti a lungo termine per le rinnovabili è consolidata da oltre un decennio.

I numeri del mercato. L’Italia ha registrato un’accelerazione significativa dei PPA a partire dal 2021, spinta da tre fattori concomitanti: la fine degli incentivi statali per molti impianti rinnovabili, la volatilità estrema dei prezzi energetici, e l’adozione crescente di target ESG da parte delle grandi imprese italiane. Gli impianti fotovoltaici dominano il mercato dei PPA in Italia, seguiti dall’eolico.

Perché l’Italia è ancora indietro rispetto al Nord Europa. Le ragioni principali sono tre: un quadro normativo più frammentato, una minore propensione culturale delle imprese italiane a contratti pluriennali vincolanti, e la complessità procedurale che ancora caratterizza le autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili. Il gap sta però riducendosi rapidamente. Secondo le stime del settore, l’Italia potrebbe diventare uno dei mercati PPA più dinamici d’Europa entro il 2030.

Il ruolo degli intermediari. In Italia la maggior parte dei PPA passa ancora attraverso un intermediario (il modello sleeved PPA) piuttosto che attraverso accordi diretti. Questo perché molte imprese, specialmente le PMI, non hanno le competenze interne per gestire la complessità contrattuale e operativa di un PPA diretto. L’intermediario svolge un ruolo essenziale nel rendere questo strumento accessibile a una platea più ampia.

Il significato giuridico di un PPA: cosa dice il contratto

Dal punto di vista giuridico, il PPA è un contratto atipico di fornitura a lungo termine: non è disciplinato da una norma specifica del codice civile, ma si basa sulla libertà contrattuale delle parti e su clausole consolidate dalla prassi di mercato internazionale.

Le clausole principali di un contratto PPA includono:

  • Oggetto del contratto: quantità di energia da fornire, tipologia di fonte rinnovabile, modalità di consegna.
  • Durata: il periodo di validità dell’accordo, con eventuali opzioni di rinnovo o recesso anticipato.
  • Prezzo e meccanismo di adeguamento: prezzo fisso, indicizzato o strutturato con floor e cap; clausole di revisione in caso di variazioni normative significative.
  • Clausola take-or-pay: obbliga l’acquirente a pagare la quota minima di energia contrattualizzata anche se il consumo effettivo è inferiore.
  • Forza maggiore: definisce cosa accade in caso di eventi eccezionali che impediscono la produzione o il consumo.
  • Garanzie di origine (GO): specifica che il produttore è tenuto a trasferire all’acquirente le GO certificate dal GSE a fronte di ogni MWh prodotto.
  • Penali e risoluzione: conseguenze in caso di inadempimento da parte di uno dei contraenti.

Il fatto che il PPA sia un contratto atipico significa che le parti hanno grande libertà di negoziazione, ma anche che è fondamentale affidarsi a professionisti esperti, sia nella parte legale sia in quella tecnica, per evitare clausole squilibrate o rischi non adeguatamente coperti.

InEnergy e i PPA: il nostro approccio

InEnergy non è solo un fornitore di energia: è un operatore attivo nel mercato dei PPA italiani, con un approccio concreto e documentato.

Nel 2024, InEnergy Gas&Power ha sottoscritto il suo primo Power Purchase Agreement nell’ambito di Altair Group: un accordo pluriennale con Altair Funeral srl per la fornitura di energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico da 1 Megawatt in provincia di Sassari, gestito da Sardinia Energy srl. L’impianto garantisce una produzione annua stimata di 1,5 GWh di energia 100% rinnovabile, con un risparmio di oltre 400 tonnellate di CO2 equivalente ogni anno. Le garanzie di origine sono certificate dal GSE, rendendo l’accordo pienamente valido per il reporting ESG.

"Siamo certi che a questo progetto PPA ne seguiranno altri, al fine di poter garantire ad Altair Funeral il raggiungimento dei loro obiettivi di sostenibilità e di lotta al cambiamento climatico. Con questa importante iniziativa si ribadisce il ruolo importante che InEnergy vuole giocare nella transizione energetica nazionale."

Luca Cajelli, Amministratore Delegato di InEnergy Gas&Power

Il Power Purchase Agreement non è più uno strumento riservato alle grandi multinazionali. È diventato accessibile (e in molti casi necessario) per chiunque voglia pianificare i propri costi energetici in un contesto di volatilità crescente, rispettare impegni di sostenibilità sempre più stringenti, e contribuire concretamente alla transizione verso le energie rinnovabili.

Stipulare un PPA richiede preparazione, competenze specifiche e il supporto di un partner affidabile che conosca sia il lato della produzione sia quello del consumo. Ma il processo, come abbiamo visto, segue una logica chiara e gestibile, soprattutto con il supporto giusto.

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